macinanti

Mi accorgo di essermi lamentato un’infinità di volte scrivendo queste brevi note che licenziano l’esito organizzativo di «Organi Antichi». Quest’anno non lo farò. Va tutto talmente peggio che siamo in molti ad aver sorpassato la soglia del dispiacere. Ora cominciamo a danzare rapiti da una gioia atavica: quella di esserci ancora. E se ci siamo, se siamo ancora qui ad offrirvi la bellezza della musica, lo dobbiamo a chi crede nel nostro progetto. Che non si sostanzia solo in una «rassegna» concertistica ma in un percorso epistemologico tracciato coi tratti di sinceri intenti etici e culturali. Forse con un po’ troppo ottimismo, Aristotele (Metafisica, I, 1, 980a, 1) scriveva che tutti gli uomini - «oi antrôpoi» sono proprio «tutti», uomini, donne, Greci e barbari, liberi e schiavi - tendono alla conoscenza. E tutti, a loro modo e secondo quanto a loro è concesso, iniziarono a «cercare la conoscenza» per mezzo della meraviglia. Un concetto su cui concordava anche Platone scrivendo che «è del filosofo esser pieno di meraviglia» (Teeteto, 155d). E poiché la meraviglia non possiede un perché in quanto è figlia di un accadimento, di un’emozione, di un’azione, è nostro intento suscitarla ancora una volta con forza, in questo tempo in cui sembra prevalere la notte della ragione, alla ricerca della sapienza rischiarata dallo splendore della bellezza. Quella che Isocrate, nel V a.C, affermava essere «la più ammirabile, la più preziosa e la più divina delle cose» (Encomio di Elena 54-56).

In primis la gratitudine. Ecco quindi un grazie divenuto ormai “storico” alle amministrazioni comunali che sono riuscite a ritagliare qualche risorsa per la cultura ed in particolare per noi. Non sono pochi i Comuni che, pur avendoci sostenuti in questi anni, hanno dovuto ridurre la loro contribuzione o addirittura abbandonarci. Ricordo ancora una volta - se mai ce ne fosse bisogno - che quanto riceviamo viene interamente tradotto in musica senza alcun «lucro» per «Organi Antichi». Anzi, non è raro che si debba faticosamente attingere ad altre risorse per realizzare i concerti il cui costo viene lievitato a dismisura da un regime fiscale capace di strangolare anche la cultura fine a sé stessa. Tuttavia, la solidità e soprattutto l’onestà del nostro lavoro - sempre lontano dai lustrini dei «grandi eventi» e dalle appannate vetrine della propaganda, laica o religiosa che sia, hanno fatto sì che scaturisse un fenomeno tanto inatteso quanto meraviglioso. Varie parrocchie e le loro comunità si sono opposte all’idea che «Organi Antichi» cessasse un lavoro pluridecennale, attivandosi per garantire con generoso impegno quanto è necessario per condividere ancora la bellezza dei nostri appuntamenti. Si sono poi aggiunti altri sostenitori - in particolare Jinvest ed Emilsider - amici generosi che hanno offerto risorse preziose per assicurare la realizzazione delle tappe più onerose di questo percorso. Ci rallegriamo nel sapere riconfermata la collaborazione con la più importante Istituzione musicale di Bologna, il Conservatorio «Giovanni Battista Martini»; un onore per il quale esprimiamo gratitudine al suo nuovo Direttore, Maestro Vincenzo De Felice. Accogliendo nel nostro calendario la III edizione della «Settima organistica» promossa dall’Istitutuo, siamo in grado di offrire anche al nostro pubblico l’ormai tradizionale «Bach ai Servi» in cui docenti e allievi rendono omaggio al sommo Cantor, una celebrazione di Antonio de Cabezon, il più grande autore spagnolo del Rinascimento nel 450° della morte, una conferenza e una master class sulla musica antica francese tenuta da Vincent Thévenaz (docente al Conservatorio di Ginevra), un prezioso appuntamento che vedrà sorprendentemente dialogare pianoforte e organo, una promenade organistica per Bologna e il consueto appuntamento con musiche per organo e orchestra nella stupenda Sala Bossi. Per tutto questo, desidero ringraziare anche l’ottimo e valoroso collega Marco Arlotti, figura referenziale per la didattica dell’Istituto e per l’organizzazione di questo importante evento organistico. Poi ecco la nostra stagione: edizione n. 28, un numero e un traguardo che rappresentano un dato oggettivo di solidità e di coraggio. Come sempre il programma inizia da Castenaso nel Lunedì di Pasqua, dipanandosi poi in una serie di appuntamenti di alto livello artistico. E tra i concerti interamente voluti e sostenuti dalle Parrocchie, ecco quelli al delizioso organo settecentesco di San Patrizio di Conselice, al prezioso «Traeri» seicentesco di Molinella e al grande «Tamburini» di San Giovanni in Persiceto, ricordando il mezzo secolo trascorso da quando fu inaugurato da Fernando Germani, colui che condivise con Marco Enrico Bossi la fama di essere stato il più grande organista italiano. Ecco ancora quello a San Martino di Casalecchio per celebrare il millenario Santo titolare e Maurizio Cazzati, seicentesco Maestro di Cappella di San Petronio, quello con le corali di Cento e quello in cui risuoneranno le trombe della master class internazionale che si tiene a San Agostino di Ferrara. Di particolare rilevanza sarà l’appuntamento in Santa Maria dei Servi dove desideriamo proporre annualmente grandi pagine per organo e orchestra, replicando il Concerto op. 100 di Marco Enrico Bossi che tanto entusiasmo riscosse lo scorso anno nel pubblico che gremiva l’immensa Basilica. Sarà questa l’occasione per festeggiare anche 30 anni di lavoro svolto assieme ad un amico fraterno, ad un grande artista: l’oboista Marino Bedetti. La Rassegna si concluderà quindi a Granarolo sotto il segno che ne aveva visto l’inizio, quello del nome immortale di Bach. E dopo il concerto, saremo accolti dal calore della generosa ospitalità degli amici del «Comitatao Gemellaggio» di Granarolo che ristoreranno le nostre artistiche “fatiche”. «Organi Antichi» non rappresenta solo il lavoro di tanti anni ma anche quello di tante persone che nel tempo si sono succedute nei ruoli di presidenza e organizzazione, affiancandomi e… sopportandomi. Salutiamo il nostro nuovo Presidente, Adriano Orlandini e coloro che si occuperanno di far funzionare la complessa macchina organizzativa, districandola dal pantano burocratico e amministrativo che sommerge ogni cosa nella nostra bella Italia: Riccardo Galli, Stefania Muraro e Mauro Pirini. A loro va la mia più profonda riconoscenza, come pure a Roberta Gollini per il prezioso lavoro che ha fin qui svolto. E grazie a Natalia Ippolito che sempre riveste di bellezza grafica le nostre idee. È tutto. Non resta che alzare il sipario e accogliere il nostro pubblico invitando coloro che volessero in qualche modo sostenerci a far parte della nostra Associazione.

«L’organo è sicuramente il più grande, il più audace, il più straordinario fra tutti gli strumenti creati dal genio dell’uomo; è un’intera orchestra alla quale una mano esperta può richiedere qualsiasi cosa, perché tutto può esprimere». Honoré de Balzac (1799-1850), La duchessa di Langeais, 1834.

Andrea Macinanti [direttore artistico]

 

La nostra Associazione riesce a sopravvivere anche in momenti di grande difficoltà grazie alla calorosa partecipazione di tutti gli appassionati di organo e della musica di qualità in genere. La quota associativa di 20 euro può essere versata sul conto corrente dell’Associazione, aperto presso la Cassa di Risparmio di Bologna, mediante bonifico.



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