Per quanto possa essere incredibile anche a noi stessi, siamo giunti alla XXV edizione.
Venticinque stagioni il cui computo non è millantato con la somma di sporadici eventi, ma certificato da coerenti programmazioni articolate
in decine di appuntamenti che hanno visto la presenza dei più eccellenti organisti e di una caleidoscopica moltitudine di voci e di strumenti.
In venticinque edizioni abbiamo proposto quasi seicento concerti in cui l'organo è stato presentato in tutte le sue prospettive storiche - dalla
letteratura più antica eseguita con l'inestimabile patrimonio degli strumenti storici di Bologna e provincia, sino alle tante composizioni
espressamente realizzate per noi - come pure negli affascinanti accostamenti volti a farlo conoscere a un pubblico sempre più ampio: con il
cinema, con la letteratura, con l'opera lirica, con l'arte figurativa...
L'onere di tanto appassionato impegno d'ideazione e realizzazione è stato sempre premiato dall'affetto di spettaori numerosi e fedeli che
hanno gremito sia le più importanti basiliche della città, sia le più suggestive e solitarie chiesette del territorio provinciale. Sarebbe lecito
immaginare che in tanti anni il fenomeno «Organi antichi» fosse stato notato e in qualche modo sostenuto da chi ha le redini economiche
che alimentano la cultura bolognese o, più semplicemente, amato da chi ha ricevuto dalla nostra Associazione rispetto e riconoscimento.
Ma così non poteva essere a Bologna, il cui declino culturale discende anche da quelle velenose gelosie che compromettono il lavoro di
chi non appartiene a determinate caste sociali, economiche e politiche. Così non poteva essere a Bologna dove la musica organistica, che
pure conobbe straordinaria vitalità grazie all'infaticabile opera di Padre Pellegrino Santucci nella basilica di Santa Maria dei Servi (come
dimenticare le migliaia di persone, soprattutto giovani, che la gremivano per ascoltare Bach!), venne progressivamente declinata in una
mummificazione museale; così non poteva essere a Bologna dove da quell'inesauribile sorgente di formazione che è il Conservatorio, sino a
qualche anno fa si sono allontanati molti giovani studenti di organo a causa di sterili scelte didattiche.
«Organi Antichi» è passata con fatica e coraggio in mezzo a tanti accadimenti, ammirata sì dal pubblico e dai musicisti che l'hanno
riconosciuta come una delle più belle programmazioni organistiche europee, ma colpevolmente ignorata da chi poteva farne uno strumento
importante per la cultura del nostro territorio. Essa vive perché fortunatamente vi sono stati - e vi sono ancor'oggi - amministratori locali
illuminati che nella più totale incertezza istituzionale ci hanno sempre accordato il loro sostegno, sacerdoti che ci hanno aperto con ospitale
generosità le loro chiese, musicisti che hanno signorilmente offerto la loro partecipazione. In particolare quest'anno! Con classe e con una
sorta di complice silenzio, segno di consapevolezza dell'estrema gravità della situazione economica, quasi tutti si sono astenuti dal chiedere
quale sarà il loro compenso. Sono sincero: allo stato attuale non lo sappiamo nemmeno noi...
Scorrendo il contenuto di questo libretto, come di consueto rivestito di bellezza dalla creatività di Natalia Ippolito, il nostro pubblico vi
vedrà accolti programmi di grande interesse cui non sono estranei i musicisti di cui si celebrano quest'anno le ricorrenze: Giuseppe Verdi,
Gesualdo da Venosa, Richard Wagner.
Un sincero ringraziamento va alla Professoressa Donatella Pieri, Direttore del Conservatorio «G. B. Martini» che anche quest'anno ci accorda la collaborazione dell'Istituto garantendo la presenza del Maestro Klemens Schnorr che di «Organi Antichi» tenne il primo
concerto. A lui va la nostra riconoscenza per l'affetto che ci ha sempre dimostrato e la mia, in particolare, per avermi guidato nello studio dell'organo.
Grazie ai Reverendi Padri della Basilica di Santa Maria dei Servi che mi hanno onorato dell'incarico di "conservatore" del grande organo Tamburini nell'ambito di una collaborazione siglata con il Conservatorio. Grazie ai miei colleghi Marco Arlotti e Giuliana Maccaroni per condividere con entusiasmo e competenza il progetto di far rinascere a Bologna la musica organistica e la sua didattica. Grazie a Manutencoop
che ci permette ancora quest'anno di ascoltare la magia dell'organo rinascimentale di San Procolo del quale finanziò l'importante restauro.
Grazie alla Fondazione del Monte e all'Ascom che ci sostengono nella realizzazione di importanti appuntamenti, agli amministratori dei Comuni che ci finanziano e ai sacerdoti che ci accolgono.
Grazie a tutti i miei collaboratori: il Presidente Giuseppe Selva, Roberta Gollini, Emmanuela Grassini e Rosita Ippolito, che mi hanno incoraggiato (o meglio, obbligato) a redigere questo venticinquesimo programma, sopportando le comprensibili stanchezze e insofferenze di chi è costretto a fare i conti con la più assoluta incertezza economica, ma soprattutto col vuoto spirituale nei confronti della cultura.
Eppure, eccoci qui. Anche questo sogno si è avverato. Potremo farne altri?
«Tutto ciò che accade, tu lo scrivi, disse. Tutto ciò che io scrivo accade, fu la risposta». (Michael Ende, La storia infinita).
Andrea Macinanti [direttore artistico] |