macinanti

Se Bellezza, Cultura e Onestà avessero un valore, non servirebbe dilungarsi su questa trentesima edizione. Non servirebbe ricordare che abbiamo organizzato quasi seicentocinquanta concerti con la partecipazione dell’impressionante schiera di musicisti presentata nelle pagine seguenti. Se Bellezza, Cultura e Onestà avessero un valore, non sarebbe necessario ricordare che tra gli organisti che ci hanno onorato della loro presenza vi sono Klemens Schnorr, Gustav Leonhardt, Massimo Nosetti, Luigi Ferdinando Tagliavini, Roberto Marini, Giancarlo Parodi, Arturo Sacchetti, Lorenzo Ghielmi, Andrea Marcon, Diego Fasolis, Ludger Lohmann, Michel Chapuis, André Isoir, Eric Lebrun, Thomas Lacôte, René Saorgin, Lionel Rogg, Kenneth Gilbert, Michael Radulescu, Jean Guillou, Tom Koopman, Montserrat Torrent, José Luis G. Uriol, Brett Lighton, Simon Preston, Christopher Stembridge. Fra i cantanti Luigi Alva, Garbis Boyagian, Angelo Manzotti, Makoto Sakurada, Max van Egmont, Gastone Sarti; fra i violinisti Fabio Biondi, Stefano Montanari, Cristiano Rossi, Laura Marzadori, Lucy van Dael, Enrico Onofri; e ancora Hector Ulises Passarella (bandoneon) - interprete della colonna sonora de «Il Postino» - Alirio Diaz (chitarra), Bruce Dickey (cornetto), Federico Mondelci (sassofono), Wieland Kuijken (viola da gamba); e poi le voci di Arnoldo Foà, Gabriele Duma, Vittorio Sermonti, Michele Suozzo e Enrico Stinchelli de «La barcaccia»… Se Bellezza, Cultura e Onestà avessero un valore, non servirebbe precisare che la nostra programmazione si è distinta per l’apertura a tutte le scelte interpretative e ai repertori di ogni epoca: basterà a questo proposito citare la collaborazione col «Concorso internazionale di composizione 2 agosto» di Bologna del 2008 e la costante attenzione alla creatività contemporanea e all’improvvisazione. Non servirebbe aggiungere che ai concerti abbiamo affiancato l’ampia azione divulgativa e didattica espressa in master-class e conferenze con musicisti e studiosi di alto profilo, la collaborazione col Conservatorio «G. B. Martini» di Bologna per l’annuale «Settimana organistica», la proposta di spettacoli in cui l’organo è stato posto in relazione con la letteratura, la storia e il cinema per la «Fondazione del Monte» di Bologna, la promozione e l’inaugurazione di restauri di strumenti storici (come ad esempio il magnifico strumento rinascimentale di San Procolo), le stagioni dedicate alle donne organiste e compositrici, la realizzazione di un video didattico per le scuole, il censimento scientifico del patrimonio organario di Bologna e provincia e la registrazione di un CD che racchiude i suoni di alcuni strumenti… Se Bellezza, Cultura e Onestà avessero un valore, non avremmo nemmeno bisogno di ricordare che questa mole di lavoro l’abbiamo svolta con esigue risorse economiche beneficiando, all’inizio della nostra storia trentennale, del contributo delle istituzioni pubbliche per restituirlo al pubblico che ha sempre avuto accesso gratuito ai nostri concerti. Se Bellezza, Cultura e Onestà avessero un valore, in questi ultimi anni non sarei stato costretto a questuare sempre più affannosamente un sostegno economico per la sopravvivenza di «Organi antichi», ripetendo all’infinito ad amministratori annoiati e incompetenti che Bologna e il suo territorio custodiscono un patrimonio unico al mondo e che con una politica culturale lungimirante si potrebbe creare un percorso culturale rilevante anche per il turismo. Solo i comuni di Castenaso, Minerbio, Baricella e Zola Predosa sono rimasti fedeli continuando a sostenerci con intelligente sensibilità: altrove, i concerti sono oggi possibili solo grazie ad amici generosi e alle comunità parrocchiali che provvedono a sostenere l’onere con modalità a volte commoventi per il loro slancio ed entusiasmo. Se Bellezza, Cultura e Onestà avessero un valore, non sarei qui a scrivere l’epitaffio di questa avventura cui ho consacrato metà della mia vita e gran parte delle mie acquisizioni artistiche e culturali, perché se Bellezza, Cultura e Onestà avessero un valore, qualcuno avrebbe saputo riconoscere e ‘proteggere’ le caratteristiche che connotano tutta la storia della nostra Associazione. Dovrei forse rimproverarmi di non aver saputo o voluto tessere relazioni politiche, di non essere mai ricorso alla detestabile pratica dello scambio - «tu mi fai suonare, io ti faccio suonare» - di non aver accettato il compromesso con la mediocrità e soprattutto di non aver avuto la fortuna di incontrare una persona capace di tenere i rapporti con le istituzioni pubbliche e private? Non è stato di aiuto nemmeno un certo mondo organistico bolognese, arroccato nella cultura museale e geloso del nostro successo: chi avrebbe potuto darci un aiuto importante - personaggio cui pur avevamo tributato onore e rispetto - scelse di non farlo... L’eleganza e i contenuti di quest’ultima edizione sono la sintesi di una storia fatta di scelte intelligenti, di amore per l’organo e per la cultura in generale. Si aprirà con un concerto del grande organista tedesco Klemens Schnorr che nel 1989 inaugurò la nostra rassegna e che ci ha sovente onorato della sua presenza sia come interprete che come docente. Nel corso della «Settimana organistica» realizzata in collaborazione col Conservatorio di Bologna, celebreremo uno dei più importanti musicisti del ventesimo secolo, Olivier Messiaen: per farlo abbiamo invitato Thomas Lacôte, suo successore alla Trinité e docente al Conservatorio di Parigi. Seguirà poi il consueto percorso intessuto per fare ascoltare i preziosi organi del territorio che si concluderà a Granarolo con un omaggio a Gioacchino Rossini nel centocinquantesimo anniversario della morte. Dal profondo del cuore ringrazio gli stimati colleghi e amici Francesco Tasini, Marco Arlotti, Giuseppe Monari, Wladimir Matesic e Michele Vannelli che ancora una volta non mi fanno mancare il loro sostegno in quello spirito di virtuosa collaborazione che dovrebbe essere la normalità tra chi ha il bene di percorrere quotidianamente la via dell’Arte e della Bellezza. La mia gratitudine va a coloro che crearono «Organi antichi»: Tiberio Artioli, che ne fu l’ideatore al termine di un mio concerto a San Marino di Bentivoglio nel 1988; Marco Tamarri, forza motrice determinante per il nostro successo; Lina Menazzi, che immaginò un formato e una grafica che sono state più volte emulate da analoghe programmazioni concertistiche e Gaetano Chiodini, le cui foto che ornavano i nostri programmi furono ritenute una rivoluzione nell’iconografia dell’organo. Ringrazio tutti coloro che hanno voluto continuare a credere in noi: i comuni citati sopra, le comunità parrocchiali e i loro sacerdoti, gli amici e i soci che dimostrano concretamente la loro stima. Ringrazio i signori Pietro Colliva e Luca Nicoli che negli ultimi anni hanno provveduto a registrare e a fotografare i nostri concerti. Ringrazio il comitato gemellaggio di Granarolo per la calorosa accoglienza con cui ci permette ogni anno di chiudere la programmazione. Ringrazio i miei collaboratori, Mauro Pirini, Riccardo Galli, Andrea Scagliarini e in modo particolare Stefania Muraro che con infinita pazienza ha riordinato la nostra amministrazione, consentendo di ottimizzare le poche risorse e di chiudere in regola con tutto. Ringrazio Natalia Ippolito che riesce a presentare il contenuto musicale con una veste grafica di sbalorditiva armonia. «Organi antichi, un patrimonio da ascoltare» è tutt’altro che un relitto bensì una nave splendida che ha navigato in ogni mare della cultura organistica; ora però, necessita di un nuovo comandante perché io sono troppo deluso e stanco da questa bonaccia indotta dalla sciatteria dei nostri tempi. Sceso a terra, avrò la certezza di aver lavorato concretamente (e credo anche bene) al servizio di Bellezza, Cultura e Onestà; potrò quindi serenamente ripetermi i versi sublimi di uno dei tanti martiri che l’oscurantismo fanatico mise al rogo: Qui non si canta al modo delle rane / qui non si canta al modo del poeta / che finge immaginando cose vane. / Ma qui risplende e luce ogni natura / che a chi intende fa la mente lieta / Qui non si gira per la selva oscura. FRANCESCO STABILI (Cecco da Ascoli, 1269-1327), L’Acerba, IV, 4669-4674.

Andrea Macinanti [direttore artistico]

 

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